Intervista ad Aaron Lewis e Mike Mushok tratta da RoadRunners.com

Negli ultimi dieci anni gli Staind hanno venduto più di 12 milioni di dischi in tutto il mondo, piazzando quattro singoli al numero 1 nelle principali radio rock, facendo arrivare sei singoli nella top 10 e vedendo debuttare i loro ultimi tre album direttamente al numero 1 della classifica BillBoard degli album più venduti. Sono considerati una delle rock band di maggior successo del nuovo millennio. Nonostante ciò, gli Staind si rifiutano di dare per scontata la loro popolarità.

“Abbiamo visto così tante band andare e venire che per noi è impossibile sentirci al riparo da tutto questo,” afferma il chitarrista Mike Mushok pensando ai quattro album precedenti della band e prendendo in considerazione il tanto atteso nuovo album degli STAIND, in uscita a fine estate. "Ogni nostro nuovo album non vuole essere un semplice rimaneggiamento di ciò che è stato fatto in precedenza. Allo stesso tempo però non vogliamo che la nostra musica sia talmente diversa da disorientare i nostri fan. Cerchiamo di proseguire sul sentiero già tracciato. Come band e come musicisti sentiamo però il bisogno di crescere e maturare. Non ci accontentiamo di sfornare un'altra 'It's Been Awhile' otto anni dopo. Cerchiamo di fare qualcosa di nuovo che porti avanti quel lavoro, qualcosa che ci permetta di crescere come compositori".

Per gli STAIND crescere è una delle chiavi del successo. “Abbiamo sempre scritto musica che ci piaceva e che pensavamo essere buona musica,” afferma il frontman Aaron Lewis. “La nostra maggiore preoccupazione è che il risultato del processo compositivo sia una bella canzone. Non importa che si tratti di un brano talmente heavy da mettere sottosopra lo stomaco o di un pezzo molto più soft che fa venire le lacrime agli occhi".

Dal sound estremamente pesante che ha segnato gli inizi della band all'interno della scena hardcore del Massachusetts occidentale allo straordinario successo di ballad come "Outside" e "It's Been Awhile" nel 2001 e l'infinito assortimento di hit radiofoniche che sono seguite, gli STAIND hanno conquistato il pubblico concentrandosi sulla musica invece che sull’immagine, sulla moda e sui trend.

“Se si considerano le band che hanno avuto una certa longevità si nota immediatamente che il minimo comune denominatore è la musica", afferma Mushok. “Sia che si tratti di un brano heavy oppure no, deve comunque esserci un riff orecchiabile. Una volta individuato il giusto riff, Aaron è bravissimo a trovare una bella melodia che ci stia bene".

In una band di riluttanti rock star, Lewis è il volto degli STAIND, una posizione che ha ricoperto mettendo in scena tutte le sue emozioni a partire dal debutto su major del 1999, “Dysfunction” (doppio disco di platino), per proseguire con "Break The Cycle” due anni dopo, “14 Shades Of Grey” nel 2003 e "Chapter V" del 2005 (tutti premiati con uno o più dischi di platino). “All’inizio gli album erano decisamente più dark”, ricorda Lewis, “poi poco a poco sono diventati sempre meno dark, di pari passo con quello che sentivo. Ed è diventato più facile scrivere di cose più importanti nella mia vita. 'Chapter V' è un disco arrabbiato, ma per motivi diversi, perchè ho cominciato a rendermi conto di tutte le cose schifose che capitavano intorno a me piuttosto che concentrarmi su quello che avevo dentro, come in passato”.

Nonostante Lewis non ami stare al centro dell'attenzione, quando canta lo fa con una convinzione che è diventata la carta vincente degli STAIND: la sua voce riesce a entrarti nell’anima e i suoi testi fluiscono come sangue che sgorga da profonde ferite. Lewis non si limita ad esibirsi davanti a un pubblico, entra in relazione con loro, crea un legame, spiega loro che è giusto essere arrabbiati, infine li consola. "I testi di Aaron sono molto emotivi e personali, e molto presto ci siamo accorti di quanto i nostri dischi toccassero il cuore della gente,” spiega Mushok. "Vedere che le persone andavano da lui per dirgli quanto i suoi testi fossero importanti per loro  ha davvero segnato Aaron. Per quanto mi riguarda quella è stata una delle nostre più grandi prese di coscienza, all’inizio. Una volta eravamo a Springfield, MA, e stavamo buttando giù alcune note. Immediatamente abbiamo pensato al fatto che quelle stesse note avrebbero potuto toccare e far emozionare le persone. Tutto ciò ti apre gli occhi, è qualcosa di davvero forte e potente".

Nonostante i fan trovino così tanto conforto nella musica degli STAIND, Lewis cerca sempre di rimanere nell’ombra ed evitare i riflettori. “Se vado ai Grammys è solo perchè ho ricevuto una nomination, non perchè voglio farmi vedere lì", spiega il frontman dalla bellissima voce soft. "Per quasi tutta la mia vita non mi sono mai sentito a mio agio con me stesso, figuriamoci se posso sentirmi a mio agio quando sono al centro dell’attenzione. So che può sembrare stupido, perché in realtà non mi sto nascondendo dietro a nulla, ma quando sono sul palco posso almeno nascondermi dietro il mio microfono, dietro la chitarra che sto suonando; e anche nella mia mente io mi sto nascondendo".

Se i membri degli STAIND hanno imparato qualcosa negli ultimi dieci anni, è che possono fidarsi delle proprie emozioni, anche quando li portano in luoghi precedentemente inesplorati.

“Per il nuovo album siamo entrati in studio con l'idea di registrare il nostro album più heavy in assoluto," spiega Lewis "ma il disco che ne è uscito ricorda il sound dei Pink Floyd ed ha anche alcuni echi blues. Non abbiamo usato la stessa attrezzatura che abitualmente utilizziamo onstage. Abbiamo usato molta roba vintage, chitarre e amplificatori, e la cosa mi ha davvero esaltato. I brani sono abbastanza senza tempo, mentre le tipiche canzoni degli Staind non sono necessariamente, a livello sonoro, atemporali”.

“Siamo stati fortunati a vedere arrivare i nostri ultimi tre album al numero 1 delle classifiche, ma sinceramente quello non è mai stato il nostro obiettivo”, conclude Mushok. “Non ci è mai passato per la testa che uno dei nostri dischi sarebbe arrivato al numero 1, figuriamoci tre di fila! Il prossimo continuerà questa tradizione? Non lo so... Se non arriva al numero 1 non ci resterò male. Per noi ciò che più conta è scrivere un disco che amiamo, perché comporre è qualcosa di estremamente egoista ed è fondamentale amare il risultato del proprio lavoro. Detto questo, voglio che le persone lo ascoltino, che lo apprezzino e che possano relazionarsi con esso. Questo è l’unico obiettivo che vogliamo raggiungere”.


Fonte: roadrunners.com






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